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DAMASCO BRUCIA

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A Damasco, nelle ultime settimane, hanno preso fuoco l'antico mercato di Asruniyheh e quello di al-Manakhliye, dove un incendio, scoppiato a quanto pare in una fabbrica di legname, ha danneggiato diverse attività commerciali contigue. 

I roghi "sono stati dolosi", affermano fonti qualificate di WikiLao. Le stesse che mettono in fila una serie di considerazioni "assolutamente fattuali": nei giorni precedenti all'incendio di Asruniyheh alcuni imprenditori iraniani si erano proposti di rilevare i negozi del mercato. Teheran, di recente, aveva presentato alle autorità siriane un progetto per l'ampliamento dell'importante moschea sciita della zona, sulla base di un accordo risalente al 2007 per la riqualificazione del quartiere.

Una "iranizzazione, in realtà", a sentire più fonti. Nel piano si prevedeva la realizzazione di un mercato per la vendita di prodotti tipici iraniani. Dopo il no alla vendita opposto da molti commercianti ai businessmen di Teheran, si sono manifestati ad Asruniyheh dei collaboratori di Mohammed Hamsho, che nei mesi scorsi era riuscito ad entrare in possesso di alcuni punti vendita dell'area. Gli uomini di Hamsho, vicinissimo a Bashar al-Assad e già sottoposto a sanzioni internazionali, hanno proposto di ristrutturare immobili e infrastrutture danneggiati dalle fiamme per poi entrarne in possesso in cambio di circa quattro milioni di euro, da versare, però, ai soli negozianti alauiti colpiti dal rogo.

Un quadro "sospetto", viene spiegato da alcuni analisti, che aggiungono un elemento: il ritardo dei soccorsi a incendio scoppiato. "Ingiustificabile", viene argomentato, "perché vicinissima al mercato c'è una caserma di pompieri" e perché la zona è fortemente presidiata dai paramilitari Shabiha (alauiti). Si spiega da Damasco: appare "fondata" l'ipotesi che i roghi siano funzionali al proposito di creare una zona di esclusiva presenza e competenza iraniano/alauita.

(Foto: REUTERS/Bassam Khabieh)

5 Giugno 2016