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LA PROXY WAR DI ALEPPO

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C'è una  regione nella quale si evidenzia particolarmente uno degli aspetti del conflitto siriano, sempre più proxy war dalla quale uscire senza trovare compromessi incrociati internazionali sembra impossibile: il governatorato di Aleppo.

Dopo anni di scontri, agli interventi paralleli e incrociati della comunità internazionale, si aggiungono sempre più frequenti iniziative indipendenti di singoli Paesi che mirano a salvaguardare interessi nazionali e, soprattutto, di corrente religiosa.  

Alle manovre di accerchiamento di Aleppo, nelle quali appare decisivo l'appoggio russo al regime di Bashar al Assad, partecipano anche gli uomini del movimento sciita libanese Hezbollah e reparti armati inviati da Teheran.

Gli iraniani stanno spedendo rinforzi importanti nell'area: si parla di diversi battaglioni dell'esercito regolare e di unità d'elite appartenenti alla famosa 65esima Brigata aviotrasportata dei cosiddetti Fantasmi potenti. Il nuovo massiccio impegno - viene riferito da fonti qualificate a WikiLao - intenderebbe tamponare i ritardi dei fondi e delle risorse energetiche promessi a suo tempo a Damasco.

Il fronte sunnita, però, è sempre più intenzionato ad impedire la caduta di Aleppo nelle mani dei governativi siriani, sciiti come i loro alleati (russi a parte, ovviamente). A tale scopo viene segnalato l'invio in prima linea di miliziani addestrati in Arabia Saudita all'uso di sistemi d'arma contraerea e guerriglieri esperti, in grado di affiancare i gruppi dell'opposizione. Diversi gli elementi ceceni e nordafricani segnalati fra i miliziani arrivati di recente nel governatorato di Aleppo; con la sponsorizzazione, appunto, di Riad, ma anche con quella degli apparati turchi.

(Foto: ANSA/EPA/ZOUHIR AL SHIMALE)

4 Giugno 2016