MISSONI, I MESSAGGI IN CODICE DEI 'REFERENTI'

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E' la sera dell'11 febbraio di quest'anno. La conduttrice del Tg5 Cesara Buonamici legge un testo sulla vicenda-Missoni, che tiene l'Italia col fiato sospeso da settimane, da quando cioè l'aereo con l'imprenditore e altri tre italiani svaniva nel nulla mentre volava vicino a Los Roques, in Venezuela. Era il 4 gennaio.

Si tratta di poche righe che riportano un appello della famiglia di Vittorio: “nonostante le notizie del ritrovamento del borsone, a Curacao, dove nessuno avrebbe cercato, ad oggi l'unica notizia certa è che l'aereo si è smarrito". Sui dispersi viene aggiunto: "coi governi italiano e venezuelano continueremo a cercare, con la speranza di trovarli e riabbracciarli”.

Mai come stavolta le parole hanno un peso. Perché, anche se in quel momento lo sanno solo una manciata di persone, i Missoni, attraverso la tv, stanno dialogando a distanza con i presunti sequestratori del parente, scomparso assieme alla moglie e due amici. Stanno dicendo loro: “la vostra lettera ci è arrivata tardi”. Ma in codice.

L'alfabeto di questa segretissima conversazione è contenuto in una lettera ricevuta pochi giorni prima dalla famiglia di Vittorio e venuta in possesso di WikiLao, con altra documentazione relativa al caso, tuttora irrisolto.

Le missive inviate ai Missoni sono due e saranno seguite da altrettanti comunicati dei Missoni. Entrambe contengono minacce e richieste di denaro, oltre a precise istruzioni.

La prima lettera - sgrammaticata come la successiva, e con bollo postale di Roma - arriva a due settimane dalla scomparsa dell'aereo. E' anonima. E firmata da sedicenti intermediari. Questo il contenuto testuale:

"Chi vi scrive siamo solo i referenti di chi custodisce i vostri familiari. Stanno tutti bene. Vi abbracciano tutti e sperano che sia al più presto possibile riabbracciarvi di persona. Si trovano molto lontano da dove sono imbarcati, non perdete altro tempo a cercarli inutilmente in mare. Il signor Vittorio dice che siete persone intelligenti e serie. Quindi cercate di concludere al più presto la faccenda: anche perché ci hanno riferito che non hanno molto tempo da perdere. Anche perché non era questo il loro obiettivo, però sapendo la possibilità che ha la famiglia Missoni si sfrutta anche questa occasione. Vittorio ci ha detto che non ci sono problemi per la somma pattuita. Non dimenticatelo mai, se loro dovessero morire è colpa solo vostra. Massima riservatezza niente sbirri, niente stato, il primo sbaglio che sarà fatto gli tagliano la testa. Se siete interessati alle trattative questo è il modo per come iniziare. Dal momento che ricevete questa missiva entro un mese deve essere tutto concluso".

Seguono indicazioni precise.

"Dovete annunciare tramite TG5 queste seguenti parole: 'se qualcuno sa qualcosa aiutateci', nei giorni 25, 26, 27 gennaio".

Dopo questa prima lettera i Missoni, nel più stretto riserbo, diffondono effettivamente un comunicato nell'arco temporale ordinato dai mittenti. I lanci delle agenzie di stampa - ripresi da tutti i mass media - cominciano con le parole volute da chi ha scritto alla famiglia: "Se qualcuno sa qualcosa aiutateci". E' il via libera, perché, in quei giorni, nessuno sa cosa può essere successo all'aereo.

I 'referenti' si rifanno vivi e mostrano apprezzamento ai Missoni: "siete, siete stati puntuali e precisi nei precedenti accordi", riconoscono nella seconda lettera, ricevuta il 7 febbraio. Nel testo si legge che, comunque, "ora bisogna concludere al più presto", anche perché, viene spiegato, i passeggeri del BN 2-27 ISLANDER YV 2615 si trovano in "un posto molto disagiato e molto pericoloso per svariati motivi. Il primo le guerriglie e le continue sparatorie tutti i giorni. Poi sono molto distanti da luoghi abitati, 4-5 ore di elicottero dal più vicino luogo di approvvigionamenti".

La seconda missiva prosegue definendo i quattro scomparsi "discretamente in salute". Poi si passa ai soldi, al riscatto. Con queste esatte parole:

"La nostra richiesta iniziale è stata di 30milioni di euro ma Vittorio ci ha detto che 10 milioni erano subito più rapido il prelievo e così si è concluso l'accordo. Lui chiede di fare molto presto, noi abbiamo detto che tutto dipende da voi. Dovete seguire tutte le severe regole che vi daremo, dopo non ci saranno più contatti. Quindi a voi tutte le responsabilità. I soldi possibilmente tutti in banconote di 500 euro o dollari o franchi svizzeri, ma il più in euro, ok?"
Seguono le nuove indicazioni, il nuovo codice segreto da inserire nel messaggio che i 'referenti' vogliono vedere letto al Tg5, "per almeno due giorni", il 10 e l'11 di febbraio. Nel comunicato dei Missoni deve esserci scritto 'noi speriamo sempre', "questo per farci capire che vi bastano 10 giorni" per preparare il denaro. "Per 20 giorni di tempo il messaggio" dovrà contenere la frase 'c'è speranza sempre'. Per 30, 'vi aspettiamo presto a casa'.

Prima dell'agghiacciante "ultimo avviso" ("non fate errori, potrebbe essere fatale") un'altra opzione: "se per qualsiasi disguido arrivasse in ritardo questa lettera dateci questo messaggio: 'l'aereo si è smarrito' e noi capiamo". E' la frase che i Missoni divulgano attraverso gli organi di stampa, la stessa letta in televisione la sera dell'11 febbraio.

Fonti vicine all'inchiesta riferiscono che sulle lettere si indaga ma senza credere troppo che siano state spedite da persone in reale contatto con (presunti) rapitori. Chi le ha scritte, però, con quel riferimento alla giungla e alla guerriglia, ha voluto far balenare l'idea che Missoni e gli altri passeggeri dell'aereo siano in ostaggio di gruppi di narcos. Ed effettivamente, viene fatto sapere a WikiLao, i trafficanti di droga sudamericani, in passato, nei casi di sequestro di persona, prima di esplicitarsi direttamente, hanno usato degli intermediari.

Sciacalli, è dunque una delle ipotesi, la prevalente. Ma forse con qualche suggeritore esperto.


24 Giugno 2013