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MARO', NUOVO PASTICCIO

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Due o tre mesi per la svolta, "per riportarli a casa". Questo, a fine maggio, indicavano fonti diplomatiche parlando a microfoni spenti della vicenda dei militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di avere ucciso due pescatori davanti alle coste indiane mentre lavoravano nell'ambito di un'operazione anti-pirateria a difesa della petroliera Enrica Lexie.

Ora, però, WikiLao è in grado di rivelare che difficilmente potrà andare così. C'è un nuovo, un ennesimo intoppo. Le autorità di Nuova Delhi - in vista del processo - esigono di interrogare (in India) Massimo Andronico, Alessandro Conte, Antonio Fontana e Renato Voglino, i quattro colleghi che si trovavano con i due fucilieri di Marina trattenuti in India, e lo fanno documenti alla mano. Ancora una volta Roma si ritrova con le mani legate. E la corda è tricolore perché - come viene fatto notare - fu proprio il governo italiano a sottoscrivere un impegno formale a far tornare in India i quattro, laddove ritenuto necessario. Fu sulla base di quella garanzia davanti alla Corte Suprema che il 2 maggio del 2012 venne autorizzato il rilascio dei marinai, della nave e del suo equipaggio. Recentemente, però, Staffan De Mistura - che ha seguito la vicenda da sottosegretario, viceministro e poi da inviato dell'esecutivo di Roma - aveva rappresentato al ministro degli esteri Salman Kurshid la nuova posizione italiana: nessun ritorno in India di Andronico, Conte, Fontana e Voglino. Il che ha provocato la nuova impuntatura di Nuova Delhi.

La proposta di sentire i quattro con "modalità alternative", pensando, ad esempio, ad un deposizione in videoconferenza, è stata bocciata. A WikiLao risultano gelide conversazioni fra rapprentanti dei governi di Italia e India, con i primi delusi dall'atteggiamento di quegli interlocutori che credevano amici.

Spiega una fonte diplomatica: "c'era sembrato di trovare comprensione nell'ascoltare le motivazioni per le quali si riteneva impossibile far tornare in India i quattro marinai". "Per trovare una soluzione che andasse bene a tutti si sono tenute diverse riunioni tecniche", con i consulenti legali del governo italiano presenti. "Tuttavia la linea di Nuova Delhi è fermissima", continua la feluca, parlando a patto che se ne conservi l'anonimato, "evidentemente in specie dopo quanto successo rispetto all'ultimo rientro di Latorre e Girone dalla licenza loro concessa l'Italia".

Nei contatti sulla vicenda il governo indiano ha sempre sottolineato l'indipendenza della magistratura e l'impossibilità di esercitare delle pressioni su di essa. Ora, però, "ci si trincera dietro la NIA", l'agenzia investigativa che prepara l'istruttoria sulla morte dei due pescatori e che dipende dal ministero dell'Interno.

Rimane che l'Italia, nel pasticcio-marò, s'è di nuovo impantanata.

(Foto: REUTERS)

10 Giugno 2013